Missione Archeologica di Nora
Inquadramento storico
Gli scavi archeologici

IL PORTO


La particolare morfologia del promontorio di Nora ha portato ad ipotizzare la collocazione del porto nelle insenature che la fiancheggiano. Tuttavia, tali insenature potevano assicurare solo delle cale di buon tempo (summer anchorages) essendo troppo esposte ai venti di Scirocco e Libeccio.

L’antico porto di Nora è certamente da localizzare nel golfo naturale, trasformato in peschiera nel 1957, posto a Nord-Ovest della penisola. Si tratta di un braccio di mare, parzialmente occluso da una duna d'arenaria (penisola di Fradis Minoris), riparato dai venti settentrionali e occidentali. L’ipotesi di uno sfruttamento portuale dell’area trova conforto nella lettura delle fotografie aeree che mostrano come tra il 1954 e il 1995 quest’insenatura subì un processo di colmata e d’interramento. Tale processo è dovuto in parte agli accumuli fangosi portati dai fiumi che vi sfociano e in parte accelerato dalle opere di drenaggio e dalla costruzione del molo per la trasformazione dell’area in peschiera. L’interramento e i detriti portati dai corsi fluviali dall’età storica ad oggi potrebbero aver completamente colmato lo specchio d’acqua che in età a noi prossima e quindi, a maggior ragione, in età antica aveva profondità tali da garantire ormeggi: di fatto essi erano ancora possibili nel 1889, quando la cartografia IGM identificava il toponimo con il nome Cala di Nora e l’area era utilizzata come porticciolo per piccoli natanti.

Le indagini condotte nei terreni immediatamente circostanti e nelle acque antistanti la peschiera hanno portato all’individuazione di una serie di evidenze archeologiche connesse al porto. E’ questo il caso di una serie di edifici posti sulle sponde settentrionali e orientali della peschiera che costituiscono un settore produttivo/artigianale legato alle attività portuali. Inoltre, una serie di strutture sommerse sono state individuate lungo la costa occidentale del promontorio. Si tratta di barriere frangiflutti e canali, che oltre a contrastare l’attività erosiva marina e ad impedire l’interramento dell’avamporto facilitavano l’ingresso al porto sull’onda delle correnti superficiali.